tutto ciò ch’è dentro
fu aperto
da ciò ch’è fuori
in fuga
voli d’ibis tra le tresche
delle ciglia
e turbarsi in volti i sogni:
punti inaccessibili di una soglia
d’ogni mattino che mulina;
tutto è estraneo,
(con tutto me stesso)
tutto cede all’incontro,
tutto all’oblio
anche io per te:
palmi bianchi di nuvole
le tue mani
ma per raggiungerti
non basta il cielo al volo
non basta alla memoria
il ricordo, non ha bastioni
il corpo non basta
all’assedio dell’anima.